Torna al blog
Intelligenza Artificiale

Il 19,5% delle imprese italiane usa già l'AI. Ma solo il 7% delle PMI investe in formazione

Un nuovo report Unioncamere-Dintec fotografa la crescita più veloce mai registrata nell'adozione dell'intelligenza artificiale, ma anche il divario che si allarga tra grandi e piccole imprese. Il problema non sono i costi: è la mancanza di competenze.

Andrea Vallieri 24/09/2026

Un nuovo report di Unioncamere-Dintec, basato su oltre 20.000 valutazioni digitali raccolte in due anni dalle Camere di Commercio, fotografa lo stato dell'intelligenza artificiale nelle imprese italiane. E il quadro è a due facce.

La prima faccia è positiva: oggi il 19,5% delle aziende italiane usa almeno una soluzione di intelligenza artificiale, contro il 13,1% di un anno fa. Una crescita del 46% in dodici mesi, la più veloce mai registrata. In alcuni settori, come l'industria, l'adozione è addirittura raddoppiata, passando dal 6,2% al 13,6%.

La seconda faccia, però, racconta una storia diversa. Il dato nazionale nasconde un divario enorme tra grandi e piccole imprese. Tra le aziende con più di 250 dipendenti, l'adozione supera il 50%. Tra le piccole imprese, cioè la maggioranza del tessuto produttivo italiano, si ferma al 15%.

Perché questa distanza? Non è una questione di budget, come si potrebbe pensare. Il report è chiaro: il primo ostacolo è la mancanza di competenze. Il 58,6% delle piccole e medie imprese la indica come freno principale, prima ancora dei costi o delle preoccupazioni normative. In pratica, almeno sei imprese su dieci che sarebbero interessate all'AI rinunciano perché non sanno da dove cominciare, o non hanno in azienda le persone giuste per farlo.

E qui arriva il dato più sorprendente di tutti: solo il 7% delle PMI italiane ha avviato percorsi di formazione strutturata sull'intelligenza artificiale. Significa che, su cento piccole imprese, novantatré non stanno investendo nelle competenze necessarie per colmare quel divario. Il problema è chiaro a quasi tutti, ma quasi nessuno lo sta affrontando in modo sistematico.

C'è anche un altro dato interessante nel report: le aziende che usano l'AI hanno un punteggio di maturità digitale medio di 2,81 su 4, contro il 2,17 di chi non la usa. Non è solo una questione di strumenti, quindi, ma di un modo diverso di lavorare, più organizzato e più pronto al cambiamento.

Cosa dice tutto questo a chi guida una piccola impresa? Prima cosa: l'intelligenza artificiale non è più un esperimento riservato alle grandi aziende. È già realtà operativa per una impresa su cinque, e la forbice con chi resta indietro si allarga ogni anno che passa. Seconda cosa: il vantaggio competitivo oggi non si gioca tanto sull'accesso agli strumenti, che sono ormai alla portata di tutti, quanto sulla capacità delle persone di usarli bene.

Investire in AI, per una piccola impresa, significa prima di tutto investire in formazione. Non servono necessariamente budget enormi o reparti IT dedicati: bastano un percorso chiaro, qualche ora dedicata a capire cosa questi strumenti possono davvero fare per il proprio settore, e la volontà di iniziare, anche in piccolo.

Il divario tra chi adotta l'AI e chi resta fermo non si chiuderà da solo. Ma i numeri dicono anche una cosa positiva: chi parte oggi, in un mercato dove solo una PMI su sette ha davvero iniziato, ha ancora tutto il tempo per prendere un vantaggio reale.

Vuoi contenuti come questo ogni settimana?

Entra in Imprenditoria e accedi ad articoli, tutorial ed eventi riservati agli iscritti.

Scopri l'abbonamento

Altri articoli pubblici